Marco Melgrati - capogruppo Forza Italia Regione Liguria
L'invito a non guardare il video-messaggio a reti unificate
del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
arriva dal capogruppo di Forza Italia in Regione Liguria
Marco Melgrati
Alassio: Melgrati: "questa sera non guardate il discorso di quel
"Komunista" di Giorgio Napolitano, che nel 1956 plaudiva all'occupazione
dell'Ungheria da parte delle truppe dei Compagni di Mosca che
"liberavano" quello stato dalla "rivoluzione" popolare".
Prosegue Melgrati " nel
1956, infatti, all'indomani dell'invasione dei carri armati sovietici a
Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo
piano lasciarono il Partito Comunista Italiano, mentre il quotidiano "l'Unità" definiva
«teppisti» gli operai e gli studenti insorti, Giorgio Napolitano si
profondeva in elogi ai sovietici.
L'Unione Sovietica, infatti, secondo
lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i
rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la
«pace nel mondo»... E Giorgio Napolitano, per quelle parole, non ha mai
chiesto scusa...".
"Lo stesso accadde in Cecoslovacchia nell'agosto del
1969. Qualche mese dopo, la sera del 16 gennaio 1969, un giovane
studente si avvicinò al monumento del Re Santo.
Sotto il cappotto nascondeva una tanica di benzina.
Se la versò addosso e si diede fuoco con un accendino.
Le fiamme inghiottirono i suoi capelli biondi e la sua esile corporatura da ragazzino.
Si chiamava Jan Palach, quel ragazzino, e bruciò come un bonzo vietnamita. e con Lui bruciava la libertà della Cecoslovacchia".
Melgrati racconta: "io ero poco più che bambino, avevo 10 anni, ma mi sono sentito come Lui, e da allora sono Anticomunista viscerale, fin nel profondo, e se è vero che la memoria di una persona rimane scolpita nel ricordo di chi rimane, ebbene quel nome, il nome di quel martire per la libertà contro il comunismo, Jan Palach, io lo porterò scolpito nella mia mente fino alla fine dei miei giorni".
Conclude: "e non credete a quelli che vi dicono che i comunisti non ci sono più, ci sono ancora, hanno solo cambiato nome e faccia...
Buon anno a tutti…"
Sotto il cappotto nascondeva una tanica di benzina.
Se la versò addosso e si diede fuoco con un accendino.
Le fiamme inghiottirono i suoi capelli biondi e la sua esile corporatura da ragazzino.
Si chiamava Jan Palach, quel ragazzino, e bruciò come un bonzo vietnamita. e con Lui bruciava la libertà della Cecoslovacchia".
Melgrati racconta: "io ero poco più che bambino, avevo 10 anni, ma mi sono sentito come Lui, e da allora sono Anticomunista viscerale, fin nel profondo, e se è vero che la memoria di una persona rimane scolpita nel ricordo di chi rimane, ebbene quel nome, il nome di quel martire per la libertà contro il comunismo, Jan Palach, io lo porterò scolpito nella mia mente fino alla fine dei miei giorni".
Conclude: "e non credete a quelli che vi dicono che i comunisti non ci sono più, ci sono ancora, hanno solo cambiato nome e faccia...
Buon anno a tutti…"

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